Università Tor Vergata: corso di giornalismo per inviati di guerra

Inizierà il 2 Settembre, e durerà tre mesi, il nuovo “Corso di Perfezionamento in Giornalismo per inviati in aree di crisi” attivato all’Università di Tor Vergata. Si tratta della terza edizione di un corso intitolato alla giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli, uccisa in Afghanistan il 19 Novembre del 2001. Ideato e organizzato dalla Fondazione Cutuli Onlus, in collaborazione con lo Stato Maggiore del Ministero della Difesa e con la Croce Rossa Italiana. Il corso si rivolge a giornalisti iscritti all’albo o giovani laureati presso le scuole di giornalismo riconosciute dall’Ordine, ed ha lo scopo insegnare a creare condizioni di maggior sicurezza agli inviati in zone di guerra. Diretto e curato dal prof. Alessandro Ferrara – presidente del Corso in Scienze della Comunicazione presso la Facoltà di Lettere e Filosofia – il corso sarà suddiviso in tre parti: lezioni teoriche presso l’Università, esercitazioni pratiche a cura delle Forze Armate da svolgere a Livorno, più un ulteriore periodo di prove sul campo in Libano. Un totale di 300 ore di lezioni che daranno diritto a 12 crediti formativi e che si incentreranno su svariate tematiche: dai diritti umani alla manipolazione dell’informazione, dal rapporto con le truppe armate alla particolare condizione di reporter che segue le truppe durante i conflitti. Il corso prevede una quota minima d’iscrizione di 750 euro (250 per i redditi più bassi) più spese di partecipazione per le prove fuori sede. La domanda deve essere presentata entro il 2 Luglio 2010 esclusivamente sul sito dell’Università www.uniroma2.it, nella sezione “Concorsi”, e per avere maggiori informazioni ci si può rivolgere alla Segreteria dei Corsi di Perfezionamento e Master Universitari dell’Ateneo di Tor Vergata in Via Orazio Raimondo 18, o all’Ufficio Stampa d’Ateneo al numero 06.72592709.

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Garbatella, CTO a rischio

“No ai tagli della sanità pubblica!”: è al grido di queste parole che giovedì 3 giugno i cittadini dell’XI Municipio si sono riuniti in piazza per protestare contro il nuovo piano sanitario Polverini. Giovani e anziani, operatori sanitari ed esponenti politici hanno riempito Largo delle Sette Chiese, in zona Garbatella, con l’unico obiettivo comune di gridare il proprio disappunto alle decisioni del Presidente della Regione, e per difendere il CTO, ospedale divenuto simbolo di eccellenza dell’XI Municipio. Secondo il nuovo decreto sanità presentato in questi ultimi giorni, infatti, sarebbe previsto in tutta la regione il taglio di circa 3.000 posti letto, la chiusura di alcuni ospedali di provincia, l’eliminazione di diverse ASL, e la trasformazione di alcuni reparti dei maggiori centri ospedalieri di Roma in centri di assistenza. A fronte di queste decisioni, il CTO rischierebbe di perdere circa 100 posti letto, alcuni dei reparti più importanti di ortopedia e il Pronto Soccorso. Ma l’XI non ci sta, e alza la voce: “Queste sono notizie preoccupanti – spiega Andrea Catarci, Presidente del Municipio – vanno ad eliminare interi reparti per trasformali in RSA, residenze sanitarie assistenziali. Giocano sul fatto di trasformare qualcosa, ma di fatto si vanno solo a fare altri tagli alla sanità pubblica”. Non dovrebbe essere questo il primario obiettivo del nuovo piano sanitario – prosegue Catarci – la giunta Polverini giustifica queste decisioni con la necessità di risparmiare ed investire i fondi in altre strutture che rendano gli ospedali di Roma ancora più qualificati. “Invece di pensare a snellire la burocrazia sanitaria o le lunghissime liste di attesa – prosegue il Presidente del Municipio XI – si pensa solo a tagliare fondi. Questo è un delitto, una mortificazione alla sanità pubblica.”

Ma tra le bandiere del PD e dei sindacati, la voce di protesta più forte era quella degli anziani, probabilmente pazienti del CTO, che pur sulla sedia a rotelle, pur accompagnati da stampelle, hanno dato il loro contributo alla manifestazione: “Dicono che bisogna risparmiare – si sfoga un signore – ma a dover risparmiare siamo sempre noi cittadini, mica loro!”. E su questo tema è intervenuto anche Marco Miccoli, consigliere provinciale: “Hanno detto che non si tratta di mettere le mani in tasca agli italiani, ma è falso, perché chiudendo delle strutture pubbliche si costringono i cittadini a rivolgersi ai privati, con costi più alti”. Asostenere il dissenso erano presenti anche i sindacati, che hanno dato la prima risposta pubblica al piano Polverini proprio durante la manifestazione di giovedì: “Non ci arrendiamo a questi cambiamenti – dichiara Brunetti, CGIL – sfruttano il fatto che i cittadini di questo territorio sono maggiormente anziani, ma non possiamo subire passivamente, ora basta essere presi in giro”. “L’insediamento di un numero maggiore di RSA su Roma è sicuramente necessario – continua Cinti della UIL – ma pensare di farlo a discapito di un servizio sanitario pubblico storicamente efficiente è sbagliato”. Nel frattempo la Polverini è decisa a portare avanti il programma promesso in campagna elettorale, e ai cittadini non resta che attendere nuovi sviluppi.

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Borghesiana, una biblioteca da non perdere

Libri,libri,libri

Image by Misskiki88 via Flickr

È sempre un piacere scoprire una piccola isola felice in un quartiere di periferia – che tanto periferia più non è – in cui potersi gustare il piacere di leggere un buon libro e di respirare cultura. La Biblioteca della Borghesiana è proprio questo: uno spazio dedicato al valore della conoscenza, un punto di incontro fra arte ed espressione, che accoglie puntualmente artisti e fruitori d’arte che hanno ancora il piacere – e il bisogno indefinito – di dare forma solida alle proprie idee. Con un catalogo di oltre 8.000 documenti fra libri per adulti, libri per ragazzi, VHS, Dvd, Cd musicali e multimediali, la Biblioteca offre un validissimo servizio di consultazione e prestito di libri; è possibile, gratuitamente, leggere quotidiani e periodici, ascoltare musica, assistere ad esposizioni e partecipare ad eventi culturali di ogni genere: dalla mostra fotografica al concerto di musica etnica. Anche se una bella chiacchierata con il bibliotecario, in grado di consigliarti sempre il libro migliore, è sicuramente il valore aggiunto di questo posto. Un luogo che rappresenta un riscatto, dunque, una voce controcorrente che smentisce la fama della periferia romana e che è in grado di regalare ai cittadini un valore inestimabile come il sapere.

Il 29 Maggio ho avuto il piacere di incontrare la fotografa Stephania Pietrobelli, che ha scelto proprio la Biblioteca della Borghesiana per l’esposizione della sua ultima mostra “Africa mediterranea: Egitto e Tunisia”. Assistere all’esposizione è stato un viaggio emotivo, un percorso incantato attraverso gli scatti curati e appassionati di Stephania, in grado di lasciare agli occhi un dolce retrogusto di vissuto, di attimi rubati al tempo e consumati dalle emozioni. Le foto, scattate nel corso degli ultimi tre anni, hanno segnato un ulteriore passo avanti nella carriera, ormai poliennale, della fotografa romana. Grazie a sui sapienti scatti è possibile percorrere non solo diversi luoghi geografici, ma anche diversi luoghi dell’anima: si sente davvero la solitudine quando si guarda la foto “Solo”, e la si prova davvero la sensazione di unione quando ci si trova di fronte allo scatto “Legame”. Diversi stati d’animo, a volte colorati, altre volte in bianco e nero, altre ancora con sfumature solo accennate: come per lasciare allo sguardo dello spettatore la libertà di colorare quelle immagini con le proprie emozioni. “Tutto è cominciato dal classico album di famiglia: lo sfogliavo continuamente, con mia madre che mi mostrava e spiegava le foto, ed è stato automatico per me ritrovarmi a scattare foto – spiega l’artista – finché mia sorella non mi ha fatto notare che nei miei scatti c’era del potenziale”.

Ed è proprio quello che emerge dalle immagini immortalate da Stephania: una costante ricerca e un’educata cura del dettaglio. “È dalla famiglia, infatti, che bisognerebbe insegnare il valore della cultura, trasmettere ai figli il piacere di leggere, di ascoltare buona musica, di esprimersi attraverso le arti visive. Ma poi ci vuole tanto impegno – prosegue la fotografa – chi vuole esprimere il proprio talento non può aspettarsi che qualcuno lo vada a cercare, è necessario proporsi, essere attivi e andarsi a cercare i posti in cui fare le mostre, le sale in cui suonare”. La famiglia è il primo ambiente sociale in cui si può e si deve insegnare il valore della cultura ai ragazzi: “Bisogna comunicare con loro, utilizzando i loro strumenti, come il mondo virtuale, per poterli avvicinare a luoghi come la Biblioteca della Borghesiana. Luoghi che purtroppo non vengono pubblicizzati per niente”.

Ed è infatti un grandissimo problema, quello delle istituzioni, spiega ancora la Pietrobelli, che purtroppo si dimenticano di queste strutture e non le valorizzano come si deve. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico ancora fino al 12 Giugno, presso la Biblioteca della Borghesiana in Largo Monreale. Per ulteriori info sulla biblioteca è possibile collegarsi su www.comune.roma.it, e per seguire le mostre di Stephania Pietrobelli è possibile contattarla su Facebook.

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